
Nonostante l’incessante vena creativa dei compositori contemporanei, i teatri d’opera e le orchestre sinfoniche appaiono sempre più restie all’inclusione di repertori moderni e contemporanei nei loro programmi. Mentre musicisti e critici lamentano la mancanza di nuova musica nelle stagioni liriche, i teatri d’opera concentrano sempre di più la programmazione su un ristretto numero di opere del passato che da sempre riscontrano un ampio successo di pubblico. Recenti dati diffusi da Opera Europa mostrano l’assenza di compositori del XX e del XXI secolo tra i 10 compositori più rappresentati al mondo.
Tale mancanza è senza dubbio un problema di politica pubblica. I teatri d’opera sono infatti finanziati dal settore pubblico e incaricati di produrre valore sociale programmando non soltanto opere che soddisfano i gusti attuali dell’audience ma anche musica del repertorio moderno e contemporaneo che coltiva nuovi gusti ed educa il pubblico contribuendo allo sviluppo del settore.
Il problema controverso è la comprensione dei fattori che stanno a monte delle decisioni artistiche. Quali forze guidano la scelta di programmare repertorio moderno e contemporaneo? Exploring Determinants of Programming Contemporary Music and Opera: Evidence from Italy, un recente studio condotto da Alex Turrini (Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico e ASK) e da Giulia Cancellieri (ASK) analizza sia i fattori che vincolano l’introduzione di opere moderne e contemporanee nel settore che i fattori che ne favoriscono la diffusione. Mentre la maggioranza degli studi economici hanno concentrato l’attenzione sull’effetto dei finanziamenti pubblici e privati sulle programmazioni dei teatri, questo paper, presentato alla XVII conferenza ACEI (Association for Cultural Economics International) adotta un framework più ampio, analizzando ulteriori fattori economici (p.es: pressione del mercato, competizione, diffusione di innovazione economica sul territorio), fattori politici (p.es: pressioni dai rappresentanti politici locali), e fattori relativi alle istituzioni (p.es: risorse in eccesso; propensione al rischio dei decisori) sulle scelte artistiche.
Esaminando le programmazioni di 30 opera houses italiane lungo un periodo di 5 anni e usando panel data regression analysis, l’articolo getta luce sulle determinanti dell’opera moderna e contemporanea. Prima di tutto, coerentemente con precedenti studi, gli autori identificano la pressione del box office come principale fattore ostativo alla programmazione di opera moderna contemporanea. In secondo luogo, uno dei risultati più innovativi dello studio mostra come le forze politiche non compensino le pressioni del mercato: né il finanziamento statale, né il finanziamento locale stimolano la programmazione di repertorio moderno e contemporaneo. Al contrario tali fattori deprimono l’innovazione nel settore, aderendo alle spinte del mercato.
Inoltre, differentemente da quanto dimostrato da precedenti studi, i cicli elettorali, ovvero la vicinanza alle elezioni politiche, non hanno influenza sulle programmazioni dei teatri. Al contrario la programmazione risente dell’alternanza politica. In particolare, coalizioni politiche insediate su un territorio da molti anni tendono ad essere più conservatrici nell’attuazione delle politiche culturali rispetto a nuove coalizioni. Più alto è infatti il numero di anni in cui il governo locale rimane in carica maggiore è la propensione dei rappresentanti politici a fare pressione sui teatri d’opera locali perché soddisfino le preferenze attuali del pubblico, rallentando il loro impegno verso la diffusione di nuova musica. Il radicamento nel tempo della coalizione politica sul territorio asseconda la stabilità delle preferenze attuali dell’elettorato mentre il rinnovamento politico è portatore di rinnovamento anche culturale.
Infine, lo studio mostra come la fidelizzazione del pubblico permetta ai teatri di innovare di più. Teatri con una larga base di abbonati sono infatti più propensi ad innovare. Questa visione sfida la tradizionale concezione degli abbonati come un segmento di pubblico conservatore e identifica nello sviluppo delle relazioni di lungo periodo con l’audience un altro potenziale driver per la propensione del teatro al rischio e al rinnovamento della programmazione.
Globalizzazione e politiche culturali: questo il tema del primo dei tre appuntamenti dedicati al presidente del centro ASK, martedì 30 in Bocconi