La rilevanza degli incentivi
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La rilevanza degli incentivi

CHI POSSIEDE CAPITALE UMANO E' DISPOSTO A INVESTIRLO IN AZIENDA, IN CAMBIO DI SPAZIO DECISIONALE E INCENTIVI, MA SPESSO SONO LE IMPRESE A NON VOLERLI CONCEDERE, SECONDO ANNA GRANDORI

Diceva John Stuart Mill che “la fatale tendenza dell’umanità  di smettere di pensare alle cose quando non sono più dubbie è la causa della metà dei suoi errori”. È l’epigrafe scelta da Anna Grandori, professore di organizzazione aziendale in Bocconi, per il suo libro 10 tesi sull’impresa (Il Mulino). Fra i luoghi comuni da sfatare ce ne sono alcuni relativi al capitale umano. “È un’espressione che molti aborriscono associandolo allo svilimento della persona. Ma le persone non sono ‘capitale’, né ‘risorse’: posseggono risorse, tra cui capitale umano”.
 
L’errata identificazione, spiega Grandori, è foriera di una serie di distorsioni. “Si pensa, ad esempio, che una persona possa formare il proprio capitale umano, ma non investirlo in un’impresa. Le componenti del capitale umano che hanno a che fare con la conoscenza, invece, sono investibili e spesso investite: negarne la natura di investimento è il modo migliore per dimenticarsi di compensarle. È uno dei motivi per cui gli individui talvolta tendono a trattenere le conoscenze: non si investe in assenza di incentivi, garanzie, ritorni”.
 
Il problema è che questi incentivi sono bassi – sia che si tratti di investire idee nelle imprese, sia che si tratti di investire nella propria formazione. Per esempio, uno studio quantitativo condotto nel 2002 mise a confronto risposte su governance, contratti e ricompense di quadri ad alto capitale umano da una parte e amministratori delegati e presidenti dall’altra. Contrariamente ai luoghi comuni in merito, risultò che i quadri sarebbero disposti ad assumere maggior rischio (attraverso ricompense legate ai risultati) accompagnato da maggiori diritti decisionali e di rappresentanza di quanto i vertici siano disposti a concedere su entrambe le materie e di quanto accada in realtà.
 
“Per chi possiede capitale umano relativamente sostituibile, invece, a fronte di una forte concentrazione delle decisioni nelle mani degli investitori e dei loro agenti – che rimane una costante – una parte del rischio d’impresa è stato sempre più trasferito ai collaboratori sotto forma di rischio occupazionale; con la probabile conseguenza di abbassare gli incentivi per le persone a investire nella formazione di capitale umano”.

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di Claudio Todesco

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