Il dream team della ricerca made in... Erc

Il dream team della ricerca made in... Erc

QUESTO MESE SI FESTEGGIANO I DIECI ANNI DELL'EUROPEAN RESEARCH COUNCIL, IL PIU' IMPORTANTE PROGRAMMA DI FINANZIAMENTO DELLA RICERCA DI BASE EUROPEO. DICIANNOVE DOCENTI, PER 25 PROGETTI CHE HANNO COINVOLTO 200 RICERCATORI E UN TOTALE DI 26 MILIONI DI EURO: QUESTO IL BILANCIO DAL 2007 AL 2017, CHE FA DELLA BOCCONI L'ISTITUZIONE ITALIANA PIU' PREMIATA

Quando, dieci anni fa, la Commissione europea ha istituito lo European research council (Erc), la Bocconi era nel bel mezzo di un ambizioso piano di trasformazione che aveva lo scopo di farne una università moderna, ovvero un’istituzione che, in aggiunta alla didattica, si propone come centro di sviluppo di pensiero innovativo nelle proprie discipline, attraverso la continua attività di ricerca dei propri docenti. La Commissione europea voleva promuovere la ricerca di base in tutto il continente discriminando solo attraverso la qualità dei progetti.
 
Le due istituzioni, da allora, hanno compiuto un lungo cammino parallelo. Lo Erc, da grandioso progetto, si è trasformato in una grande realtà, che ha finanziato la migliore ricerca europea con miliardi di euro e ha influenzato il modo in cui molti stati membri strutturano i loro programmi di finanziamento della ricerca. La Bocconi ha trovato un autorevole ente che, finanziando molti suoi progetti, ha contribuito alla sua legittimazione come top player europeo. Tanto che oggi è in grado di individuare e di attrarre i talenti migliori, i suoi ricercatori pubblicano con continuità sulle riviste scientifiche più importanti, i suoi laureati possono ambire ai PhD di maggiore prestigio e i suoi PhD riescono ad andare a fare ricerca in grandi istituzioni.
 
In questi 10 anni la Bocconi ha ospitato 25 programmi di ricerca finanziati dall’Erc, attestandosi così al primo posto in Italia. In totale la Bocconi ha ricevuto circa 26 milioni di euro. I fondi dell’Erc sono assegnati a progetti gestiti da singoli ricercatori (i principal investigator), ma “la ricerca è sempre più spesso un’attività di squadra anche nelle scienze sociali”, dice il prorettore per la ricerca dell’Università, Marco Ottaviani, e i finanziamenti innescano anche importanti effetti di rete, tanto che i 24 programmi della Bocconi hanno coinvolto direttamente più di 200 ricercatori, spesso di università straniere. Parallelamente, nei suoi primi dieci anni l’Erc ha finanziato 7.000 ricercatori per un totale di 40.000 studiosi coinvolti nei team, portando alla pubblicazione di 100.000 articoli su riviste scientifiche.
 
Se il programma di finanziamento è stato un grande successo, lo stesso si deve dire della partecipazione degli studiosi Bocconi ai bandi. “Si è instaurato un clima collaborativo”, afferma ancora Ottaviani. “Con 19 studiosi che si sono aggiudicati almeno un finanziamento (leggi le loro storie ai link qui sotto), è facile trovare buoni consigli. Inoltre è molto forte il supporto organizzativo alla presentazione delle domande e i ricercatori possono davvero concentrarsi sulla parte scientifica”.
 
L’Erc assegna tre tipi di finanziamento a studiosi in stadi successivi della loro carriera: starting, consolidator e advanced. Le domande sono valutate da commissioni di esperti delle singole discipline, che ruotano velocemente. “In passato”, racconta Ottaviani, “ne ho fatto parte. La nomina viene inizialmente tenuta segreta per evitare ogni genere di pressione e le decisioni sono sempre collettive. I progetti vengono letti da più reviewer, discussi e riletti da altri reviewer. Nel caso degli starting, dopo una prima selezione, si effettuano anche interviste personali e tutte le decisioni sono motivate in forma scritta. Se un ricercatore riesce ad aggiudicarsi il finanziamento non riceve solo i fondi, ma anche un riscontro esterno ed oggettivo della qualità del suo lavoro”.
 
“Nel panorama nazionale e internazionale dei finanziamenti alla ricerca assegnati in modo competitivo”, prosegue Ottaviani, “le due grandi specificità dell’Erc sono il fatto che assegna fondi all’eccellenza dei singoli ricercatori e che promuove tutta la ricerca di base, non impone cioè temi specifici, purché quelli affrontati abbiano un impatto scientifico e sociale”.

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di Fabio Todesco
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