Lobbying indiretta: il caso italiano tra pubblicita' e politica
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Lobbying indiretta: il caso italiano tra pubblicita' e politica

LO STUDIO DI ELIANA LA FERRARA PREMIATO CON IL BEST PAPER PRIZE 2017 DI AEJ, ANALIZZA L'INCREMENTO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI MEDIASET A SCAPITO DEI CANALI RAI TRA IL 1993 E IL 2009 E STIMA IN DUE MILIARDI DI EURO I RELATIVI BENEFICI POLITICI PER LE AZIENDE

Durante i governi presieduti da Silvio Berlusconi, Mediaset ha goduto di un incremento dei profitti pubblicitari stimato in oltre 1 miliardo di euro. I profitti diminuivano nei periodi in cui Berlusconi era all’opposizione, per poi aumentare quando tornava al governo. È uno dei risultati di una ricerca condotta da Eliana La Ferrara del Dipartimento di Economia, titolare della Cattedra Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi in Economia dello Sviluppo. Lo studio ha ottenuto di recente il Best Paper Prize 2017 per AEJ: Applied Economics, premio assegnato annualmente ai lavori migliori pubblicati sulle riviste AEJ dalla American Economic Association. Dopo l’elezione di Donald J. Trump a presidente degli Stati Uniti, il paper è stato citato da Financial Times, New York Times e Slate come esempio di studio sui conflitti di interesse.
 
La letteratura si è finora concentrata sull’attività di lobbying mirante a rappresentare gli interessi di gruppi specifici oppure, nel caso in cui il politico sia proprietario di una o più aziende, sul contrasto fra utilità privata e imparzialità richiesta dalla carica pubblica che egli ricopre. In Market-based Lobbying: Evidence from Advertising Spending in Italy (American Economic Journal: Applied Economics, vol. 8 n.1, pp. 224-56, 2016), Stefano Della Vigna, Ruben Durante, Brian Knight e La Ferrara hanno individuato e studiato una forma indiretta di lobbying che consiste nell’orientamento dell’attività delle aziende verso le imprese controllate dai governanti.
 
Si chiama indirect lobbying: il politico ottiene un beneficio derivante dallo sviluppo dell’attività delle imprese di sua proprietà, gli investitori si aspettano in cambio una regolamentazione favorevole. «Il nostro paper», spiega La Ferrara, «rappresenta il primo tentativo di offrire un modello formale di indirect lobbying e di testarlo empiricamente». Per farlo, si è studiato il caso italiano fra gli anni Novanta e Duemila, nel periodo in cui Berlusconi è stato proprietario di Mediaset e ha coperto più volte l’incarico di Presidente del Consiglio. «Abbiamo analizzato dati relativi agli investimenti pubblicitari nel mercato della stampa e dalla televisione italiana dal 1993 al 2009. Con Berlusconi al potere, la spesa pubblicitaria nei canali Mediaset si è innalzata, a fronte di una diminuzione di quella in Rai».
 
La ricerca distingue fra due tipi di inserzionisti, classificati in base al grado di regolamentazione cui è sottoposto il loro settore economico: regulated, ovvero aziende che operano in comparti particolarmente sensibili al cambiamento delle norme come quello farmaceutico o delle telecomunicazioni, e unregulated. Le prime hanno speso di più delle seconde avendo un particolare interesse nell’incrementare gli investimenti pubblicitari nel network televisivo posseduto dal Presidente del Consiglio, potendo sperare in benefici derivanti dall’attività politica.
 
Le cifre sono importanti. Si stima un aumento dei profitti pubblicitari di Mediaset di oltre 1 miliardo di euro nell’arco di nove anni di governo Berlusconi, pari al 20 per cento della capitalizzazione di mercato di Mediaset nel 1997. «Abbiamo stimato anche i benefici politici che le aziende hanno potuto attendersi, coerentemente con il modello, da una regolamentazione favorevole: sono pari a circa 2 miliardi di euro in nove anni». Il canale indiretto di lobbying svolge un ruolo di prim’ordine. Un motivo in più per regolare ogni forma di conflitto di interesse.
 

di Claudio Todesco

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