Lanny Martin, uno studioso con un obiettivo: far funzionare la democrazia
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Lanny Martin, uno studioso con un obiettivo: far funzionare la democrazia

IL NUOVO PROFESSORE ORDINARIO DEL DIPARTIMENTO DI ANALISI DELLE POLITICHE E MANAGEMENT PUBBLICO ARRIVA DALLA RICE UNIVERSITY DI HOUSTON E ANALIZZA LA POLITICA EUROPEA

Migliorare il funzionamento della democrazia. Si potrebbe riassumere così l’obiettivo finale della ricerca di Lanny Martin. Il docente e ricercatore americano è interessato alla policy responsiveness, ovvero all’idea che gli attori istituzionali dovrebbero attuare politiche che corrispondono alle preferenze dei cittadini che rappresentano. “Mi interessa capire quali cambiamenti possiamo apportare nelle istituzioni per allineare gli incentivi dei politici agli incentivi degli elettori”, spiega. Proveniente dalla Rice University di Houston, Texas, dal 1° settembre Martin entrerà a far parte del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico come professore ordinario. “Una cosa distingue la Bocconi dalla maggior parte delle altre università: l’obiettivo di migliorare la società. I ricercatori della Bocconi non sono interessati a comprendere i problemi sociali, sono interessati a risolverli”.
 
Martin voleva fare il diplomatico. Da studente, ha trascorso un semestre a Roma, dove ha avuto la possibilità di vedere da vicino come le nazioni europee collaborano tra loro e come talvolta non lo fanno. È stata questa esperienza a convincerlo a intraprendere la carriera diplomatica. “Ma una volta iscritto a Scienze politiche”, ricorda, “ho scoperto che era molto più interessante indagare i fattori che facilitano la collaborazione tra gli attori politici”. Dopo la laurea a Rochester, New York, ha conseguito un dottorato di ricerca presso la stessa università con una tesi su coalizioni e governi parlamentari. Da allora, ha insegnato presso Florida State University, Università di Copenaghen, Rice University.
 
La sua linea di ricerca sulla policy responsiveness è stata premiata dalla National Science Foundation con un finanziamento di 624.802 dollari. “Tutti i politici sostengono di rappresentare la volontà dell’elettorato, eppure molti fattori interferiscono con questo processo. I politici potrebbero essere corrotti, compromettere i loro obiettivi politici pur di rimanere in carica, essere incentivati a prestare attenzione agli obiettivi dell’elettorato solo quando le proprie azioni o inazioni sono altamente visibili”. Anche i politici migliori operano in un contesto che può impedire loro di mettere in connessione preferenze dei cittadini e politiche governative. Succede a causa della presenza di partner di coalizione, di ostacoli burocratici, di altri attori con preferenze diverse.
 
Martin si occupa per lo più di democrazie europee, buona parte della sua ricerca è di tipo comparativo. In un progetto ancora in corso condiviso con Georg Vanberg della Duke sta studiando il processo di contrattazione tra partner di governo. Secondo gli autori, i partiti che appartengono alla coalizione di governo tendono a curare l’apparenza per dimostrare ai propri elettori di essere in grado di portare a termine contrattazioni favorevoli. “Sanno che gli elettori possiedono informazioni limitate. Sono perciò particolarmente preoccupati di apparire buoni negoziatori solo nei temi a cui il loro elettorato presta particolare attenzione. In Coalition Bargaining Before an Audience, mostriamo che quando si tratta di assegnare posti di governo le parti si assicurano di avere la giusta quota di ministeri, in particolare quelli che il loro elettorato considera cruciali. Quando invece hanno a che fare con materie meno visibili, sono disposti a fare molte più concessioni ai partner al fine di rimanere in carica più a lungo”.
 
In un altro filone di ricerca, Martin si chiede quali siano le preferenze che contano nelle politiche di coalizione. Il partito che controlla il ministero interessato alla politica di cui si discute agisce come un dittatore? Oppure è la coalizione nel suo insieme che conta? “In Electoral Responsiveness, Legislative Institutions, and Government Policy in Parliamentary Democracies, sosteniamo che la risposta a questa domanda dipende dalla presenza di istituzioni che consentono una attuazione credibile delle contrattazioni politiche. In questo caso, la politica di coalizione riflette un compromesso piuttosto che la preferenza del singolo partito che controlla il ministero. Nei Paesi Bassi o in Germania, dove le istituzioni legislative sono molto forti, i membri della coalizione possono monitorare e correggere proposte ministeriali. Di conseguenza, le politiche riflettono una posizione di compromesso tra i partner. Nei paesi in cui le istituzioni legislative sono più deboli, come Francia e Irlanda, sono le preferenze dei ministeri a guidare le politiche. L’Italia? È a metà strada fra questi due casi”.

di Claudio Todesco

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