Una, nessuna, 100 mila blockchain

Una, nessuna, 100 mila blockchain

UN LIBRO E ALCUNI PAPER DI LEONARDO M. DE ROSSI SPIEGANO PERCHE' LE BLOCKCHAIN TENTINO, INUTILMENTE, DI IMITARE I BITCOIN

«Non ci serve una blockchain? E allora creiamo un problema che possa essere risolto con questa tecnologia». L’interesse che circonda la catena di blocchi su cui si basa la rete di Bitcoin è talmente forte da spingere le aziende a creare problemi ad hoc pur di usarla. Lo racconta Leonardo Maria De Rossi, responsabile del filone blockchain per DEVO Lab, laboratorio di ricerca di SDA Bocconi School of management che studia l’impatto delle tecnologie digitali a livello aziendale. Da tre anni, il laboratorio svolge ricerca continuativa sugli ambiti applicativi più interessanti della blockchain e sull’impatto su organizzazione e business delle aziende. Un tratto di questo cammino di ricerca è riassunto nel libro The Blockchain Journey. A Guide to Practical Business Applications (Egea) e in una serie di paper. «La maggior parte delle blockchain è un’imitazione di Bitcoin o un tentativo fallimentare di fargli la guerra», afferma De Rossi.
L’idea di base di blockchain è la sostituzione di un intermediario, nel caso di Bitcoin le banche, con un network distribuito. L’idea è stata applicata in altri ambiti. I network così creati hanno caratteristiche simili a quella della criptovaluta, ma salvano informazioni di altro tipo. «Sono però privi sia della massa critica di utenti attivi,i cosiddetti minatori, di Bitcoin, sia di una forte comunità di riferimento. Sono due mancanze fatali. Per le sue caratteristiche, più una blockchain è diffusa e più è sicura e preziosa».

Vi è poi il caso di attori tradizionali come banche e assicurazioni che hanno cercato di imitare Bitcoin creando un network analogo, ma chiuso e controllato. «Sono le cosiddette blockchain permissioned. Per utilizzarle, bisogna ottenere un’autorizzazione preventiva da parte di una autorità centrale. In questo caso, non c’è reale distribuzione e l’informazione è semplicemente replicata in vari nodi, una ridondanza inefficiente». Perché allora viene usata la tecnologia blockchain? Per due ragioni, secondo De Rossi. La prima è il clamore mediatico che la circonda; la seconda è il reale bisogno di digitalizzare e rendere più efficienti processi molto complessi, la maggior parte dei quali non ha però un reale bisogno della tecnologia di Bitcoin. Tant’è che, prevede De Rossi, «delle 2000 blockchain pubbliche esistenti ne resteranno una o due, al massimo tre».

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