Guerra in Ucraina: il rischio di carestia mai tanto alto negli ultimi decenni
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Guerra in Ucraina: il rischio di carestia mai tanto alto negli ultimi decenni

UN'ANALISI DI GUIDO ALFANI E CORMAC O GRADA STUDIA LE CAUSE DELLE CATASTROFI ALIMENTARI DEL PASSATO, CON IMPLICAZIONI DI GRANDE ATTUALITA'

Le carestie hanno sconvolto intere regioni lungo tutta la storia dell’umanità. Siamo abituati a pensare che esse avvengano solitamente come conseguenza dei conflitti armati frequenti soprattutto nelle aree più povere del mondo, ma una analisi di lungo periodo condotta da Guido Alfani (professore di Storia Economica alla Bocconi) e Cormac Ó Gráda (professore emerito di Economia allo University College Dublin) per il Centre for Economic Policy Research mostra che prima dell’età industriale le carestie erano provocate dalla pressione demografica unita ad eventi climatici anomali. Questi fattori, uniti alla guerra in corso in Ucraina e alla perdurante pandemia da Covid-19, sono tuttora in azione.
 
La pressione demografica eccessiva, frutto di una crescita della popolazione che non poteva essere sostenuta dalle risorse alimentari disponibili, è stata alla base delle carestie osservate fino circa alla metà del XVIII secolo. Ma non era da sola sufficiente, anche se necessaria. Gli eventi scatenanti erano di natura climatica: se i raccolti erano scarsi a causa del maltempo in primavera e in estate per più di due anni consecutivi, il rischio di carestia era altissimo.
 
Le carestie verificatesi da quel periodo in avanti invece sono più direttamente collegabili a interventi umani: cattiva gestione delle risorse, disparità nell’accesso all’alimentazione, in alcuni casi addirittura tentativi intenzionali di affamare intere popolazioni, oltre appunto agli eventi bellici.
 
Quali indicazioni per il presente si possono trarre dall’osservazione di un passato così lungo? Fino a pochi anni fa, c’era un moderato ottimismo legato al lento ma costante calo del numero delle persone in stato di deprivazione alimentare. Il verificarsi di eventi atmosferici estremi, legati al cambiamento climatico di origine umana, e la pandemia da Covid-19, purtroppo, hanno invertito la tendenza positiva. Se nel 2018 circa l’8% della popolazione era malnutrita, nel 2021 il dato è balzato al 9,8%.
 
Negli ultimi sei mesi a queste circostanze, già preoccupanti, si è aggiunta la guerra in Ucraina che, come è noto, coinvolge uno dei più importanti Paesi esportatori di cereali. Siamo quindi a un punto cruciale: questa guerra sarà il detonatore di una grave carestia? Secondo Alfani e Ó Gráda, “questa domanda non ha una risposta facile. Anche se, nella situazione attuale, tutti i principali fattori associati alle carestie del passato sembrano essere presenti contemporaneamente, molto dipende dagli sviluppi futuri al momento imprevedibili. Una cosa, tuttavia, è chiara: il rischio di carestia è oggi molto più alto di quanto non sia stato per molti decenni. Non deve essere sottovalutato.”
 

di Andrea Costa
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