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La ricerca che prende di mira le disuguaglianze di genere

, di Andrea Costa
L'AXA Research Lab on Gender Equality presenta oggi i risultati di un anno di lavoro sul tema delle disuguaglianze di genere. Il caso della legge francese sul gender pay gap

L'AXA Research Lab on Gender Equality, che si sostiene con il contributo di AXA Research Fund e AXA Italia, promuove la ricerca nelle scienze sociali legate alle dinamiche di genere. L'attività di ricerca del Laboratorio, diretto da Paola Profeta, si sviluppa su vari filoni allo scopo di promuovere la parità di genere in ambito economico e sociale attraverso rigorose metodologie scientifiche. La seconda edizione della conferenza annuale che si tiene oggi alle 14 nell'Aula Magna Gobbi dell'Università, con un saluto a distanza della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, è l'occasione per presentare alcuni dei risultati di ricerca.

Uno dei casi studiati riguarda le disparità retributive in Francia: l'introduzione di leggi che obblighino le aziende a negoziare accordi sulla parità di genere con i sindacati dei lavoratori non è di per sé un modo efficace per ridurre il divario retributivo tra uomini e donne, come dimostra Reducing the gender pay gap: can we let firms take action?, un working paper di Caroline Coly.



Il fatto che i guadagni delle donne siano mediamente inferiori a quelli degli uomini rimane ancora oggi una caratteristica negativa molto comune dei mercati del lavoro in tutto il mondo. Per combattere il cosiddetto gender pay gap, molti Paesi hanno approvato leggi che vietano la discriminazione e affrontano le disuguaglianze di genere.

Tra questi Paesi, anche la Francia ha approvato nel novembre 2010 una legge, tuttora in vigore, che obbliga le aziende a negoziare accordi sulla parità di genere con i sindacati dei lavoratori, pena una multa. L'obiettivo di questa legge era quello di ridurre il divario salariale tra i sessi, che nelle grandi aziende francesi si attesta in media intorno al 13%.

Utilizzando i dati disponibili su oltre 25.000 aziende che hanno sottoscritto tali accordi tra il 2010 e il 2013, Caroline Coly non ha riscontrato effetti significativi sul divario salariale medio. La riduzione del divario salariale tra i sessi che ne è derivata è così piccola, circa lo 0,1%, che rientra di fatto nel margine di errore e non è quindi statisticamente significativa.

In altre parole, la legge del novembre 2010 non ha raggiunto l'obiettivo di ridurre il divario salariale tra uomini e donne. Questi risultati sono coerenti con le conclusioni di altri studi, secondo i quali le aziende hanno sì firmato questi accordi con i sindacati dei lavoratori, ma spesso non dispongono di indicatori adeguati delle disuguaglianze di genere e hanno evitato di adottare misure vere e proprie.

Caroline Coly delinea alcuni fattori che possono spiegare questo risultato. "Innanzitutto, richiedendo solo di firmare un accordo senza vincolare le aziende ad adottare misure misurabili per colmare eventuali divari salariali, la legge non è molto rigorosa e lascia alle aziende un ampio margine di manovra. Inoltre, gli ispettori del lavoro sono tenuti a verificare solo l'esistenza di un accordo, non il suo contenuto. I sindacati, dal canto loro, sono più interessati a mantenere i livelli occupazionali che a ridurre le disuguaglianze. Inoltre, la minaccia di una multa relativamente bassa potrebbe non essere abbastanza forte da spingere le imprese a firmare gli accordi e ad applicarli correttamente."

"Lasciare che le aziende facciano accordi senza forti vincoli non è sufficiente per ridurre il divario salariale tra i sessi," continua Coly. "Se vogliamo che gli accordi funzionino, è necessario che vi sia un organo di vigilanza che ne controlli il contenuto. Altrimenti, una maggiore trasparenza sui salari, sebbene abbia alcune controindicazioni, potrebbe essere l'alternativa migliore per ridurre il divario salariale di genere."

A Law Is Not Enough to Address Gender Pay Gap

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