Connettivita': perche' bilanci e sostenibilita' devono parlarsi
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Connettivita': perche' bilanci e sostenibilita' devono parlarsi

ANNALISA PRENCIPE E ARIELA CAGLIO HANNO ILLUSTRATO LE LORO RICERCHE SULLO STATO DELL'ARTE DELL'INFORMATIVA DI SOSTENIBILITA' E SULLA CONNETTIVITA' NEI E TRA I DOCUMENTI SOCIETARI IN OCCASIONE DELL'EVENTO ANNUALE DELLA KPMG CHAIR IN ACCOUNTING

C’è tuttora bisogno di un cambiamento culturale profondo nel modo in cui le aziende affrontano il tema delle comunicazioni societarie. È una delle conclusioni a cui sono arrivate Annalisa Prencipe, KPMG Chair in Accounting, e Ariela Caglio del Dipartimento di Accounting, in una serie di studi presentati il 3 ottobre nel corso di un evento organizzato a cura dell’Università Bocconi e KPMG.
 
Le aziende si trovano a dover rispondere a crescenti richieste di informazioni sul loro operato ben al di là dei risultati puramente finanziari e reddituali. Gli stakeholder, in questo assecondati dalla normativa europea, attribuiscono sempre più importanza anche ai report di sostenibilità, declinata nelle tre dimensioni ambientale, sociale e di governance (ESG).
 
La nuova direttiva europea sul reporting di sostenibilità (CSRD) — di prossima applicazione — impone obblighi informativi crescenti alle imprese quotate e non. Per sapere quale sia lo stato dell’arte e quanto siano lontane le imprese italiane dalla completa e corretta applicazione della nuova normativa, è stata condotta una ricerca sulla documentazione finanziaria e non finanziaria prodotta da 199 aziende quotate su Borsa Italiana. Ma, fa notare Annalisa Prencipe, “L'espressione ‘informazioni di carattere non finanziario’ è imprecisa, perché implica che le informazioni di questa natura non siano pertinenti sul piano finanziario.” Come suggerito dalla stessa direttiva, è preferibile utilizzare l'espressione ‘informazioni sulla sostenibilità’.
 
In generale, i dati che vengono comunicati sono ancora limitati e espressi in modo troppo spesso solo qualitativo. Solo il 48% delle aziende, inoltre, hanno almeno un membro del CdA o altri ruoli di governance dedicati alla sostenibilità. Mancano ancora una visione e un approccio che consideri nei fatti la sostenibilità come parte integrante della strategia e dei processi aziendali. Secondo Annalisa Prencipe, “è necessario che si arrivi a considerare la sostenibilità come un’opportunità, non un obbligo puramente normativo cui adempiere per non incorrere in sanzioni.”
 
Una delle sfide principali che le imprese si trovano ad affrontare si gioca intorno al concetto di connettività. La connettività si riferisce sia alla capacità di un’organizzazione di fornire una rendicontazione integrata di informazioni economico-finanziarie e di sostenibilità all’interno di uno stesso report, sia alla capacità di creare connessioni fra diversi report.
 
Ariela Caglio ha presentato un’altra parte della stessa ricerca in cui a ogni impresa dello stesso campione è stato assegnato un connectivity score su cinque parametri, con un punteggio minimo di 0 e massimo di 5. La media è risultata pari a 1,6 e questo dato da solo fa capire quanto spazio c’è ancora per progredire. Questo valore di connettività è risultato positivamente correlato con le dimensioni d’impresa e con le performance aziendali, e invece negativamente correlato con la lunghezza dei report di sostenibilità. Ariela Caglio lo spiega così: “Non sorprende che aziende di più grandi dimensioni, avendo a disposizione più risorse, siano anche quelle che più prontamente riescono a rispondere alle sfide in materia di corporate reporting. Interessante, invece, notare che le imprese più virtuose in termini di connettività producono anche report più corti e focalizzati, che da precedenti ricerche sappiamo essere i preferiti di investitori e stakeholder.”
 
Un altro studio, condotto da Ariela Caglio insieme a Francesco Grossetti (anch’egli del Dipartimento di Accounting Bocconi), Arianna Pisciella e Gaia Melloni di HEC Lausanne, ha preso in esame i dati dal 2011 al 2019 relativi a 138 aziende quotate alla Borsa di Johannesburg, a cui, dal 2010 in poi, è richiesto di pubblicare un report integrato, una comunicazione sintetica che illustra aspetti sia economico-finanziari che di sostenibilità. Utilizzando tecniche di analisi testuale, il gruppo di ricerca propone una nuova misura di connettività, che si basa sul numero di volte in cui all’interno del report integrato il discorso passa da aspetti finanziari a ESG, e viceversa. I risultati preliminari dello studio indicano che un report più connesso non è premiato dai rating ESG, che sono invece associati alla quantità delle informazioni ESG comunicate piuttosto che sulla loro esposizione integrata. Viceversa, all’aumentare della complessità del business aumenta la connettività testuale. Spiega Ariela Caglio: “in un business più complesso, ci sono spesso operazioni più diverse e interconnesse e più rischi: la connettività diventa necessaria per comunicare in modo efficace la complessità operativa e per rassicurare gli stakeholder sulla capacità di gestione dei rischi”.
 

di Andrea Costa
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