Shadow trading: perche' fa male alle imprese ed e' difficile da individuare
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Shadow trading: perche' fa male alle imprese ed e' difficile da individuare

WANLI ZHAO E COAUTORI, IN UN NUOVO STUDIO, GETTANO LUCE SULL'UTILIZZO DI INFORMAZIONI RISERVATE PER TRARRE PROFITTO DAL TRADING IN AZIENDE COLLEGATE, COME I PARTNER COMMERCIALI E I CONCORRENTI

Gli insider aziendali possono utilizzare informazioni riservate che hanno un potenziale impatto sul prezzo delle azioni (le cosiddette informazioni materiali non pubbliche, o MNPI) per arricchirsi, impegnandosi non solo nell'insider trading (cioè l'uso di informazioni riservate per trarre profitto dal trading in azioni della propria azienda), ma anche in quello che uno studio recentemente pubblicato su The Accounting Review chiama "shadow trading”, cioè l'uso di informazioni riservate per trarre profitto dal trading in aziende collegate - partner commerciali o concorrenti della società per cui lavorano.
 
“La nostra ricerca e i nostri risultati suggeriscono che lo shadow trading è un meccanismo inesplorato, che aumenta la velocità e la profondità con cui i prezzi delle azioni delle imprese collegate incorporano informazioni rilevanti”, dice Wanli Zhao, professore del Dipartimento di Accounting della Bocconi.

 Infografica di Weiwei Chen

Entrambe le attività affondano le radici nella violazione del cosiddetto “dovere fiduciario”, la responsabilità che gli insider aziendali hanno nei confronti degli azionisti di non sfruttare le MNPI. Tuttavia, mentre per l'insider trading la violazione è evidente, nel caso dello shadow trading non è altrettanto chiara. Pertanto, l'insider trading è strettamente regolamentato e attira l'attenzione dei ricercatori da decenni, mentre il fenomeno dello shadow trading è, per sua natura, poco documentato. Di conseguenza, le autorità di regolamentazione hanno mostrato riluttanza a impegnarsi nell'individuazione dei casi e nelle indagini, a causa dell'ambiguità intrinseca.
 
È interessante notare che in tutta la storia si può trovare un solo caso legale sullo shadow trading, risalente al 2011.
 
Tuttavia, secondo il team di ricerca, che include Mihir N. Mehta (University of Michigan) e David M. Reeb (National University of Singapore), il fenomeno non dovrebbe essere trascurato, soprattutto se si considera la sua dimensione economica: un singolo evento di shadow trading genera profitti compresi tra i 139.400 e i 678.000 dollari per singolo attore - cifre ancora più significative se confrontate con i 60.000 dollari scarsi di profitti riportati dalla SEC per ogni caso di insider trading.
 
Lo studio vuole dare una risposta alla domanda: lo shadow trading è un male per il mercato americano e i suoi attori? La risposta, ora, sembra essere più chiara. Impegnarsi nello shadow trading è relativamente facile, perché i manager e i dipendenti sono esposti quotidianamente alle MNPI. Quindi, può sembrare estremamente attraente agli insider che vogliono trarre profitti dallo sfruttamento di informazioni riservate.
 
Gli insider aziendali hanno dimostrato una grande capacità di aggirare i regolamenti. I risultati della ricerca evidenziano la crescente necessità di attenzione legislativa e normativa sul fenomeno dello shadow trading. Queste restrizioni sono in linea con l'interesse dell'impresa, dato che il rilascio di informazioni riservate potrebbe influenzare negativamente le relazioni d'affari con terzi e, ovviamente, i profitti.
 
Vale la pena considerare l'evidenza portata alla luce da Zhao e dai suoi co-autori che l'attività di shadow trading è minore nelle imprese che proibiscono esplicitamente nel loro statuto aziendale lo sfruttamento delle MNPI per facilitare il trading nelle società collegate. Questi risultati confermano il ruolo significativo delle società come policy maker e l’importanza di codici che vietino sia l'insider che lo shadow trading.
 
Mihir N. Mehta, David M. Reeb, Wanli Zhao; “Shadow Trading.” The Accounting Review 1 July 2021; 96 (4): 367–404. doi: https://doi.org/10.2308/TAR-2017-0068
 

di Giulia Sargiacomo
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