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I codici di condotta aziendali non sono solo impression marketing

, di Andrea Costa
Grossetti, Gietzmann e Bogachek hanno verificato che, leggendo tra le righe delle dichiarazioni delle aziende, e' possibile capire se i fatti possano seguire le parole

I regolamenti aziendali in materia di corruzione non sono solo propaganda, come emerge da un nuovo lavoro scritto da Francesco Grossetti e Miles Gietzmann del Dipartimento di Accounting della Bocconi insieme a Olga Bogachek della Libera Università di Bolzano-Bozen.

Sebbene ci si aspetti che le aziende si impegnino ad agire in modo trasparente e a conformarsi a una sana cultura d'impresa, è facile liquidare le dichiarazioni di principio delle grandi imprese, e in particolare i loro Codici di Condotta (Codes of Conduct o CoC) contro la corruzione, come poco più che belle vetrine. Documenti, cioè, che le aziende possono produrre per evocare una presunzione di responsabilità e onestà in apparenza seria, ma che alla fine è povera di significato concreto. Una pratica talmente diffusa che per descriverla è stato coniato il termine di "impression marketing". Ma è davvero così?

Gli autori hanno cercato di indagare la questione utilizzando una tecnologia avanzata di machine learning. Hanno inserito in un modello computerizzato un numero significativo di CoC prodotti da altrettante aziende dell'indice S&P 500, nel tentativo di individuare i concetti che ricorrono più spesso al loro interno. Questa analisi è chiamata "topic modeling" e il risultato che si ottiene è costituito da cluster di parole, basati su associazioni statisticamente frequenti.

Infografica di Olga Bogachek
Le aziende operano in contesti diversi, con diversi livelli di esposizione al rischio di corruzione, e questo potrebbe riflettersi nei loro CoC. Per questo motivo, a ogni azienda è stata assegnata una valutazione basata sull'indice di controllo della corruzione della Banca Mondiale.

Il primo risultato è che questi documenti sembrano essere originali e non copiati l'uno dall'altro. Ma, soprattutto, esiste una correlazione positiva tra i temi anticorruzione e il livello di rischio di corruzione specifico assegnato all'azienda. In altre parole, il linguaggio utilizzato cambia a seconda del rischio di corruzione affrontato da ciascuna azienda. Questo risultato suggerisce che i CoC non sono utilizzati semplicemente come strumento di impression marketing: le aziende sono consapevoli dei rischi di corruzione che devono affrontare e utilizzano un linguaggio anticorruzione adeguatamente netto.

Un'ulteriore prova di impegno reale è il fatto che quando il rischio di corruzione è più elevato, la comunicazione anticorruzione aziendale tende a sottolineare l'importanza degli audit esterni. "I nostri risultati confermano che è possibile leggere tra le righe delle dichiarazioni delle aziende," afferma Francesco Grossetti. "Le dichiarazioni sul rischio di corruzione contengono informazioni importanti per gli investitori e l'analisi testuale può fornire indicazioni utili sulle pratiche di gestione del rischio di un'azienda. Il nostro studio può aprire nuove prospettive per i revisori, che possono prestare attenzione al contenuto informativo dei CoC quando valutano le modalità di gestione del rischio di un'azienda."

Olga Bogachek, Francesco Grossetti, Miles Gietzmann, "Risk guidance and anti-corruption language: evidence from corporate codes of conduct", Journal of Risk Research, pubblicato online 17 marzo 2023, DOI https://doi.org/10.1080/13669877.2023.2181857