La sottile linea che separa pluralismo e populismo
SCIENZE POLITICHE |

La sottile linea che separa pluralismo e populismo

IL RAPPORTO CON L'IDEA DI PLURALISMO E' CIO' CHE DISTINGUE IL POPULISMO DALLE DEMOCRAZIE LIBERALI, COME SPIEGA GIUNIA GATTA IN UN LIBRO E IN UN PAPER CHE RECUPERANO LE IDEE DI JUDITH SHKLAR

L’affermazione dei movimenti populisti nell’Europa continentale, l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, la vittoria del leave al referendum sulla Brexit.
Quel che distingue queste esperienze e in generale il populismo dalle democrazie liberali è il rapporto con l’idea di pluralismo, afferma Giunia Gatta, adjunct professor di filosofia politica e scienze politiche presso il Dipartimento di scienze sociali e politiche della Bocconi.
Ma la teoria liberale sottovaluta le potenzialità di conflitto che il pluralismo può generare. La molteplicità di valori, classi e appartenenze non si ordina infatti in modo orizzontale e pacifico, ma in una struttura gerarchica rigida e disciplinata che può creare un senso di alienazione da parte di chi si sente escluso.
Nel libro di recente pubblicazione Rethinking Liberalism for the 21st Century (Routledge Studies in Social and Political Thought) e nel paper in lavorazione Which Pluralism Against Populism? Judith Shklar and the Pluralism of Permanent Minorities, Giunia Gatta recupera l’opera della pensatrice americana Judith Shklar (1928-1992) come un modello per pensare una versione di pluralismo che risolva questi conflitti e non si ponga in modo antagonista o condiscendente nei confronti del populismo.

«Nel libro Legalism, Shklar parla di pluralismo delle minoranze permanenti. Intende dire che nelle nostre società classi, religioni ed etnie si organizzano gerarchicamente. È un fatto che non va sottovalutato. Bisogna, anzi, compiere uno sforzo per tutelare queste minoranze e far sì che non si creino. In The Faces of Injustice, Shklar invita a considerare la denuncia di un’ingiustizia come un valore in sé in uno stato democratico, in quanto meccanismo che permette di vedere le politiche dal punto di vista dei perdenti».
Convinta che la democrazia non sia solo una questione di procedure, Shklar invita le élite a relazionarsi in modo paritario con le minoranze.
«Rispettarsi è fondamentale tanto quanto votare», conclude Gatta.

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di Claudio Todesco
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