Diritto processuale civile: il dialogo tra USA ed Europa e' possibile
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Diritto processuale civile: il dialogo tra USA ed Europa e' possibile

UNO STUDIO DI CESARE CAVALLINI E MARCELLO GABOARDI SULL'INTERVENTO DEI TERZI NEL PROCESSO CIVILE MOSTRA PROFONDE ANALOGIE TRA IL SISTEMA PROCESSUALE AMERICANO E QUELLI EUROPEI. CONTRIBUISCE COSI' AD ALLEVIARE LE DIFFIDENZE CHE CIRCONDANO I CONTRATTI CROSSBORDER

In un momento di crescita degli interscambi e del numero di contratti cross-border, trovare analogie nei principi sottostanti le norme del diritto civile e commerciale di paesi diversi può comportare una diminuzione della diffidenza reciproca, una percezione di maggiore uniformità dei giudizi e, in definitiva, una facilitazione del business. È quello che hanno fatto, in uno studio di prossima pubblicazione su The Review of Litigation (University of Texas Law School), Cesare Cavallini Marcello Gaboardi, rispettivamente professore ordinario e assistant professor presso il Dipartimento di Studi Giuridici della Bocconi, affrontando il tema dell’intervento dei terzi nel processo civile in un sistema di common law (quello americano) e in tre sistemi di civil law dalle radici comuni (quelli italiano, francese e tedesco).
 
Un tipico esempio di intervento del terzo è il caso del vero proprietario. Nel corso di una causa tra due soggetti sulla proprietà di un bene, un terzo soggetto che ritenga di essere il vero proprietario del bene potrebbe intervenire nella causa in corso. La legislazione americana regola la materia in base al concetto di “interesse” del terzo a intervenire, mentre la legislazione italiana, analogamente alle altre legislazioni europee, è molto più dettagliata nell’esplicitazione dei presupposti che rendono lecito l’intervento. A differenziare ulteriormente i due sistemi (almeno in apparenza), negli Stati Uniti i casi di intervento del terzo sono molto più comuni che in Europa.
 
«Dal momento che la ricerca delle possibili analogie nella lettera delle norme si rivelerebbe un esercizio poco proficuo, noi le abbiamo cercate a un livello più profondo, in quella che gli americani chiamano la policy sottostante e che noi potremmo definire la scelta di valore fatta dal legislatore nel promulgare la legge», afferma Gaboardi.
 
Ad una legislazione apparentemente molto più elastica, come quella americana, fanno da contraltare le decisioni giurisprudenziali che, nel tempo, hanno circoscritto la discrezionalità dei giudici nella decisione di ammissibilità dell’intervento. Se l’istituto risulta comunque più comunemente utilizzato che in Europa lo si deve, secondo gli autori, a un diverso bilanciamento degli stessi principi. In entrambi i casi, infatti, i valori sottostanti sono l’uniformità di giudizio (che spinge a istruire un unico procedimento, per escludere che si pervenga a decisioni multiple e potenzialmente incompatibili) e l’efficacia del sistema (che vuole una durata ragionevole del giudizio e teme, perciò, le complicazioni dovute all’intervento del terzo). Cavallini e Gaboardi mostrano che i due principi sono presenti in entrambi i sistemi, ma quello americano privilegia decisioni coerenti ed armoniose, mentre il sistema italiano è più preoccupato dalla ragionevole durata dei processi. «Il fatto, poi, che i nostri processi siano molto più lunghi conferma che la durata non dipende dalle norme processuali, ma da altro, come gli incentivi cui sono sottoposti tutti gli attori del sistema», chiosa Cavallini, autore di un articolo sul tema, recentemente pubblicato da un’altra rivista americana.
 
Anche se l’interesse del terzo a intervenire non è meglio specificato nella legislazione americana, i due autori mostrano come esso possa essere ricondotto ai tre casi previsti dalla legislazione italiana: un terzo che abbia un diritto incompatibile con entrambe le parti (il caso del vero proprietario) o con una delle due (il caso dell’impugnazione di una delibera assembleare da parte di un socio, a cui faccia seguito l’impugnazione da parte di un altro socio, che in questo caso rivendicherebbe un diritto incompatibile con la sola società), o che lamenti un possibile pregiudizio dall’esito della lite (il subconduttore che sarebbe danneggiato dallo sfratto del conduttore).
 
L’individuazione delle analogie potrebbe aiutare i giudici americani a razionalizzare i limiti all’intervento del terzo, che la giurisprudenza ha posto in modo un po’ disparato, mentre i giudici italiani potrebbero trarre nuovi orientamenti di pensiero dallo studio delle decisioni americane, una volta riconosciuta la radice comune.

Cesare Cavallini, Marcello Gaboardi, How to Reduce the Gap? A Comparative View on the Policies Behind the Intervention Rules, 39 The Review of Litigation (Texas School of Law), 1 (2019).
 

di Fabio Todesco

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