I tesori digitali della Biblioteca

I tesori digitali della Biblioteca

DA OGGI SONO A DISPOSIZIONE DI TUTTI, NEL SITO BOCCONI, 9.000 FOTO E I DOCUMENTI DIGITALIZZATI DI OTTO FONDI ARCHIVISTICI CUSTODITI IN BIBLIOTECA. UN'IMPORTANTE RISORSA PER GLI STUDIOSI DI STORIA DELL'ECONOMIA ITALIANA DI TUTTO IL MONDO

Dietro a una porta dall’apparenza anonima, al pianterreno della Biblioteca Bocconi, è custodito un piccolo tesoro. In un parallelepipedo di metallo lungo 14 metri, alto 2,5 e profondo 4,5 sono conservati, a temperatura e umidità controllati, decine di migliaia di documenti appartenenti ai fondi storici acquisiti, nel tempo, dall’Università. Vi possono accedere solo i bibliotecari che, facendo scorrere lungo rotaie quasi invisibili le pareti del parallelepipedo, svelano alte scaffalature piene di faldoni che contengono libri contabili, lettere, verbali, disegni, e fotografie capaci di raccontare l’evoluzione dell’economia italiana. I documenti più antichi risalgono al XV secolo, i più recenti agli anni ’90 del 1900.
 
Fino a ieri, gli studiosi interessati ad esplorare questo inestimabile patrimonio dovevano consultare gli indici, scegliere i materiali di loro interesse e attendere che i bibliotecari  portassero i documenti in un’altra piccola sala, quella di consultazione, dove potevano analizzarli a patto di trattarli con estrema cura, sempre sotto l’occhio vigile di qualcuno.
 
“Oggi, una parte di questi archivi, compreso l’intero patrimonio fotografico di oltre 9.000 immagini, è stata digitalizzata ed è consultabile online in una sezione del sito della biblioteca (https://asboc.unibocconi.it/)”, annuncia la direttrice di Biblioteca e Archivi, Beatriz Villagrasa.
 
Ad essere disponibile in formato digitale, per ora, è circa il 5% del materiale dei fondi Bocconi. “L’opera di digitalizzazione”, spiega l’archivista Tiziana Dassi, “segue una traiettoria dettata dalla rilevanza dei materiali per la ricerca. Abbiamo privilegiato i documenti di più immediato interesse per i docenti e le fotografie, che hanno anche avuto bisogno di un lavoro di ricondizionamento per assicurarne la durata nel tempo”.
 
La finalità dell’operazione è duplice. Da un lato, si accresce notevolmente la fruibilità dei materiali, che diventano più facilmente accessibili anche a distanza. “In passato, abbiamo ospitato studiosi anche da Taiwan”, ricorda Dassi, “ma è chiaro che si tratta di trasferte non alla portata di tutti”. Dall’altro, la digitalizzazione è un’ulteriore garanzia di conservazione dei documenti.
 
Le carte più antiche sono quelle dell’Archivio Saminiati-Pazzi, che contiene soprattutto registri di compagnie mercantili e bancarie toscane e carteggi in prevalenza commerciali. Si va dal 1425 al 1760, con la rara particolarità che molti carteggi, oltre alla corrispondenza ricevuta, comprendono le minute di quella in uscita, consentendo così di ricostruire con precisione vicende economiche complesse. Tra le testimonianze di maggiore interesse si contano i campionari di rasi e taffetà che i commercianti di seta della famiglia Saminiati inviavano ai loro agenti in giro per l’Europa: piccoli frammenti di tessuti d’epoca fissati al foglio che li descrive.
 
Va dalla fine del XVIII all’inizio del XX secolo l’Archivio Artimino, che testimonia la gestione di una villa medicea e dell’azienda agricola che la circondava.
 
Gli archivi più recenti testimoniano soprattutto la storia economica di Milano tra il XIX e il XX secolo e lo sviluppo dell’Università Bocconi. L’Archivio Ugo Pisa raccoglie le carte che riguardano l’attività milanese e gli interessi economici e sociali di questo politico e diplomatico.
 
L’Archivio Giuseppe Luraghi comprende bilanci, verbali, statistiche, programmi di sviluppo, studi, opuscoli, corrispondenza, ritagli di stampa, fotografie di stabilimenti, auto e viaggi di lavoro di Luraghi, storico presidente dell’Alfa Romeo dal 1960 al 1974 e protagonista di una modernizzazione dell’impresa italiana che affascina ancora studiosi e studenti.
 
Calendari delle sfilate, schizzi, campionari, fotografie, opuscoli e documenti amministrativi sono il contenuto dell’Archivio storico Camera nazionale della moda italiana. I documenti vanno dal 1958 al 1989 e sono stati riordinati e inventariati grazie allo sforzo di una docente della Bocconi, la storica d’impresa Elisabetta Merlo.
 
Con l’Archivio Brustio-La Rinascente ci avviciniamo ai temi più direttamente legati alla Bocconi. Esponenti successivi della famiglia Brustio ricoprirono ruoli di primo piano alla Rinascente (gli ex Magazzini Bocconi) dal 1919 al 1980 e il fondo custodisce i materiali eterogenei da loro raccolti.
 
L’Archivio storico Università Bocconi e l’Archivio fotografico Resti (raccolto da Enrico Resti, direttore amministrativo dell’Università dal 1971 al 1994) contengono i materiali di riferimento per chiunque sia interessato alla storia dell’Ateneo. Aprendo a caso un verbale del 1931, si scopre che all’interno dell’Università, oltre a una palestra, esisteva una sala scherma. L’Archivio custodisce anche l’originale – su carta intestata dei magazzini Bocconi -  della lettera che Luigi Bocconi aveva scritto al padre Ferdinando prima di partire per l’Africa e che quest’ultimo avrebbe dovuto ricevere solo se fosse successo qualcosa al figlio. “Non tutto riesce secondo il desiderio, ma la mia morte non sarà infruttuosa”, scrive Luigi. Fondando un’università e dedicandola al suo nome, il padre Ferdinando gli volle dare ragione.
 
Gli archivi sono stati acquisiti nel corso di decenni, prima dall’Istituto di Storia Economica, poi dalla Biblioteca Bocconi, quasi sempre attraverso donazioni. “Non mancano enti e famiglie interessate a entrare in contatto con noi”, conclude la direttrice Villagrasa, “perché qui sono garantiti i migliori standard di conservazione, a garanzia sia dei donatori, sia della Soprintendenza”.
 

di Fabio Todesco
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