Miti fondativi: rivedere le narrazioni dell'UE per salvare l'Europa
SCIENZE POLITICHE |

Miti fondativi: rivedere le narrazioni dell'UE per salvare l'Europa

CATHERINE DE VRIES ANALIZZA IN MODO CRITICO IL MOMENTO DI SVOLTA CHE L'UNIONE EUROPEA STA ATTRAVERSANDO E RIVEDE QUATTRO IDEE CHIAVE ALLA BASE DELL'INTEGRAZIONE EUROPEA COSI' COME LA CONOSCIAMO

In un recente articolo pubblicato sul Journal of Common Market Studies, Catherine De Vries, del Dipartimento di Scienze sociali e politiche e Prorettrice per l’Internazionalizzazione della Bocconi, descrive le sfide derivanti da quelle che definisce “miti di fondazione” (“foundational narratives”) sull'Unione europea: l'UE come progetto di pace, l'idea che l'UE sia forgiata dalle crisi, la persuasione che una più profonda interdipendenza economica favorisca il cambiamento politico e l'idea che il diritto possa sostituire la politica nell'UE. Se vogliamo che il progetto europeo proceda, è necessario rivalutare criticamente questi presupposti e correggere gli errori del passato.
 
L'articolo, che si basa su una conferenza tenuta da Catherine De Vries in occasione del 60° anniversario del Journal, sostiene che stiamo vivendo un momento di svolta, che sarà visto come una linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo”. È una conseguenza della guerra in Ucraina, che ha messo in luce come un atto di aggressione possa minacciare l'esistenza di quelle libertà fondamentali che molti davano per scontate. Per questo motivo, i vecchi presupposti tramandati sul progetto europeo non reggono più. Se non li analizziamo uno per uno per scoprirne i “punti ciechi”, non saremo in grado di rendere l'UE sostenibile nel lungo periodo.
 
La prima di queste narrazioni è che l'UE sia un progetto di pace, che riflette la radicata convinzione dei padri fondatori che le tragedie della Seconda Guerra Mondiale dovessero essere evitate sul territorio europeo. Ma se questa convinzione poteva essere condivisa dagli Stati membri originari, non riflette i diversi significati che l'UE è venuta a incarnare nei nuovi membri. Inoltre, le nuove generazioni non ricordano la Seconda guerra mondiale e considerano troppo astratta la frequente definizione dell'UE come progetto di pace.
 
In secondo luogo, l'idea che l'UE sia forgiata dalle crisi (apparentemente tratta da una frase di Jean Monnet) sembra nascondere un'idea più profonda, ovvero che il progresso dell'integrazione europea sia inevitabile e che le crisi siano solo interruzioni temporanee. La crisi dell'Eurozona, mal gestita, è un caso emblematico che dimostra come le battute d'arresto possano avere un'influenza negativa duratura su tutta l'UE, in questo caso l'idea che l'Unione sia definita dal rapporto tra membri “frugali” e “spendaccioni”.
 
La terza narrazione che dobbiamo sciogliere è quella secondo cui l'essenza del progetto europeo consiste nel perseguire l'integrazione politica sotto la maschera dell'integrazione economica. Il grande problema in questo caso, come i populisti euroscettici sono stati rapidi a cogliere, è che per quanto “buoni” possano essere gli obiettivi delle azioni dell'UE, il grado di responsabilità democratica degli organi decisionali dell'UE è talvolta gravemente carente. “Dall'elezione diretta del Parlamento europeo e dall'estensione dei suoi poteri, l'UE ha fatto grandi passi avanti per promuovere il dibattito politico e la discussione, ma la politica democratica non dovrebbe riguardare solo i mezzi; dovrebbe anche riguardare i fini,” come afferma De Vries.
 
Infine, una quarta narrazione fondamentale che deve essere affrontata è che il diritto possa sostituire la politica di potere nell'UE. L'UE si considera spesso un ente normativo, ma i regolamenti non sono neutrali: creano vincitori e perdenti, anche in questo caso al di fuori del normale processo democratico di elaborazione delle politiche che consente ai perdenti di esprimere le proprie opinioni facendoli almeno sentire considerati.
 
“Affidarsi a queste quattro narrazioni fondamentali offusca la nostra attuale capacità di rispondere a due domande fondamentali che guidano l'UE oggi: come gestire la diversità etnica, culturale, economica e politica, raccogliendo allo stesso tempo i benefici della scala e come raggiungere questo obiettivo su base volontaria, democratica e cooperativa,” ha dichiarato Catherine De Vries.
“Dopo la Brexit, la pandemia e il fatto che la guerra ha raggiunto nuovamente i suoi confini, gli europei si trovano di fronte all'opportunità di rivedere il significato della casa comune europea.”
 
Rivedere queste narrazioni significa, in ultima analisi, interrogarsi su cosa significhi essere europei, su quali valori debba fondarsi l'UE e dove vogliamo che vada.
 

di Andrea Costa
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