Quali banche hanno saputo aiutare le PMI in tempi di COVID
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Quali banche hanno saputo aiutare le PMI in tempi di COVID

SECONDO DE MARCO, IL SISTEMA DEL FONDO DI GARANZIA HA PREMIATO LE PMI CHE AVEVANO RAPPORTI CON UNA BANCA EFFICIENTE, SOPRATTUTTO DAL PUNTO DI VISTA TECNOLOGICO, CREANDO UNA SITUAZIONE DI DISPARITA' DI ACCESSO AL CREDITO

Grandi banche, radicate sui diversi territori della Penisola e con forti capacità d’information technology (IT): è questo l’identikit degli istituti bancari che hanno assicurato un’efficace erogazione alle PMI dei prestiti garantiti dallo Stato al 100%, attraverso il Fondo di Garanzia, fino a una soglia di 25 mila euro (elevato poi a 30 mila euro lo scorso giugno). A confermarlo è lo studio Public Guarantees for Small Businesses in Italy during Covid-19 di Filippo De Marco (Bocconi University e CEPR) e Fabrizio Core (Erasmus University ed ERIM), che hanno analizzato i dati del Fondo di Garanzia su quali aziende hanno richiesto la formula agevolata di prestito, gli importi, i tassi d’interesse e soprattutto i tempi di erogazione, oltre alle informazioni sulle banche coinvolte per dedurne le caratteristiche.

“È un sistema che ha premiato le PMI che avevano già rapporti con una banca efficiente” soprattutto dal punto di vista tecnologico, spiega De Marco. “Potrebbe essersi creata così una situazione di diseguaglianza nell’accesso al credito”. Non solo: molte aziende che avrebbero potuto richiedere prestiti per importi più alti hanno preferito accedere alla procedura col tetto fino a 25 mila euro. Il motivo? “La maggior semplicità dell’iter da seguire. Trend che rivela la presenza di un margine di miglioramento”, conferma De Marco. “Complessivamente, è stato il 16% delle imprese iscritte a Infocamere a presentare una domanda. È un dato in media con altri paesi europei su cui incide, nel percepito degli imprenditori, l’idea di prestito, seppur agevolato, e non di erogazione a fondo perduto”. Ma un risultato sorprendente, secondo De Marco, è che l’andamento delle richieste è stato influenzato dalla zona di provenienza, distinguendo tra maggiori o minori tassi di mortalità, nonostante il lockdown a marzo e aprile fosse nazionale. Nel complesso, però, ha pesato di più il settore che la provincia di appartenenza. Il comparto dei servizi non essenziali, chiusi durante il lockdown, è stato quello che ha fatto maggior ricorso al credito garantito, insieme ad alcune realtà come gli studi medici che sono rimasti aperti. Nel loro caso, infatti, molti pazienti hanno rimandato le cure meno urgenti per timore dei contagi.


Guardando infine l’Italia dal punto di vista geografico, emerge che, pur a fronte di un lockdown nazionale, al Nord sono state presentate più domande tra aprile e maggio mentre, tra luglio e agosto, le richieste si sono concentrate al Centro-Sud.
 
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di Camillo Papini
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