L'universita' ai tempi di Star Wars

L'universita' ai tempi di Star Wars

L'ORIGINALITA' DELLA CONOSCENZA: E' QUESTO A FAR LA DIFFERENZA NEL MERCATO DELLA FORMAZIONE. IL RESTO E' SOLO UNA COMMODITY. E SE NON CI SI ADATTA SI RESTA A GUERRE STELLARI. SPIEGA IL RETTORE DELLA BOCCONI, GIANMARIO VERONA

“Un’università moderna deve fare ricerca di alta qualità perché l’educazione superiore ha una duplice missione: produrre e diffondere la conoscenza”, afferma il rettore dell’Università Bocconi, Gianmario Verona. I professori non devono, perciò, essere solo bravi docenti, ma anche ottimi ricercatori.
 
Eppure qualcuno fatica ancora a vedere un nesso forte tra la ricerca e quanto avviene tra i banchi di un’università. Qual è questo nesso?
L’originalità della conoscenza è, ormai, la più importante fonte di vantaggio competitivo nel mercato della formazione superiore, perché il mondo è cambiato. Nel 1977, prima di internet e della globalizzazione, il primo episodio di Guerre Stellari è uscito in Italia cinque mesi dopo che negli Stati Uniti. Dal momento che nessuno guardava i film in lingua originale e i due mercati non comunicavano in alcun modo, ci si poteva prendere tutto il tempo che serviva per doppiare una pellicola, verificare che facesse successo in patria e lanciarla all’estero. E per alcune forme di conoscenza valeva la stessa cosa: le università potevano prendersi del tempo per rielaborare e localizzare conoscenze prodotte altrove ed essere ugualmente competitive sul proprio mercato. Oggi Guerre Stellari è diventato per tutti Star Wars, centinaia di migliaia di persone sono in grado di guardarlo in inglese e potrebbero trovarlo online poche ore dopo l’uscita negli Stati Uniti – così gli ultimi episodi sono usciti contemporaneamente. Nel mondo accademico vale la stessa cosa: la conoscenza non originale è diventata una commodity, facilmente usufruibile con un Mooc (Massive online open course) o con un TedTalk.
 
E la Bocconi che cosa ha fatto per adeguarsi a questi cambiamenti?
La Bocconi si è trasformata nel corso degli anni. Il processo è stato innescato e accelerato dai miei predecessori, attraverso un ben disegnato sistema di incentivazione, che premia i docenti che fanno ricerca di qualità e attrae i giovani talenti della ricerca, andandoli a cercare nel job market internazionale, in competizione diretta con le altre grandi università di scienze sociali del mondo.
 
Finanziamenti alla ricerca assegnati dall’European research council su base competitiva, incentivi interni a chi fa la ricerca migliore, competizione sul job market internazionale per i migliori talenti. Perché la competizione appare così spesso quando si parla di ricerca?
La componente competitiva è fondamentale, perché si devono allocare nel modo più efficiente risorse economiche scarse. È vero che la ricerca nelle scienze sociali non ha bisogno dei laboratori altamente costosi come, per esempio, in fisica, ma fare ricerca richiede comunque un investimento impegnativo anche nelle scienze sociali, soprattutto se si vogliono rispettare gli standard migliori. Oggi la metodologia è molto più sofisticata e una descrizione credibile della realtà necessita di database costosi, che richiedono tempo per essere costruiti. Lo si può vedere osservando quanto si sia allungata la durata effettiva di un PhD, a causa dei tempi necessari a scrivere una dissertazione in linea con le migliori pubblicazioni accademiche. Fino allo scorso anno ho seguito questa trasformazione in veste di prorettore alle risorse umane e la scelta della Bocconi è stata quella di non scendere a compromessi sulla qualità: viene premiato chi pubblica sulle riviste internazionali di primo livello.
 
La ricerca Bocconi segue filoni privilegiati?
Così come l’European research council, anche noi premiamo la ricerca di qualità, non la ricerca su temi particolari. Ma vedo un fil rouge interdipartimentale, che non è però una specializzazione d’Ateneo, in alcune delle cose che ci vedono all’avanguardia nel mondo. In estrema sintesi, parlerei di progettazione delle organizzazioni e delle istituzioni per l’innovazione, la crescita e il cambiamento. È una formula che si può declinare in termini economici, manageriali, sociali e giuridici. A dover cambiare e crescere sono le imprese, come le istituzioni e i paesi, avanzati o meno che siano, e tutti hanno bisogno di darsi una configurazione che favorisca l’innovazione. Ebbene, una parte importante della ricerca Bocconi aiuta a comprendere meglio queste trasformazioni.

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di Fabio Todesco
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